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Bibliografia Palermitana del ‘600

Venerdì scorso (12.12) alla Biblioteca Centrale di Palermo è stato presentato il volume “Bibliografia delle edizioni palermitane antiche BEPA II. Edizioni del XVII secolo”, curato da Carlo Pastena, Angela Anselmo e Maria Carmela Zimmardi.

Si tratta del catalogo di tutte le pubblicazioni note stampate a Palermo nel corso di un secolo, un lavoro di grosse dimensioni a beneficio degli studiosi e della ricerca storica del periodo ponendo in essere una pietra miliare nella catalogazione delle pubblicazioni localiedito dalla stessa Biblioteca. La Bibliografia registra  3155 edizioni edite da 30 tipografi tutti palermitani,  di argomento vario, come testimonia l’annessa mostra sulla tipografia e sull’attività editoriale di epoca barocca di cui speriamo di parlare presto, in un altro articolo dedicato all’argomento.

Nel frattempo la corposa pubblicazione, in edizione digitale è disponibile QUI

Il Direttore della Biblioteca Centrale, Dott. Vergara Caffarelli, ha presentato la pubblicazione compiendo un’escursus degli obiettivi e degli intendimenti della Biblioteca per il futuro, che riteniamo importante per il progetto BookAlive, e che riportiamo quindi qui di seguito per cenni, sperando di essere quanto più possibile aderenti al suo pensiero.

 convegno biblioteca centrale palermo

Innanzitutto, il Dott. Vergara pone l’accento sul fatto che pubblicazioni come quella della “Bibliografia” sono frutto dello sforzo di una Biblioteca come la Centrale, in assenza di un qualsiasi altro soggetto che possa interessarsene, con grave danno della capacità degli studiosi di avere riferimenti per la consultazione storica e scientifica. Un effetto di quel carattere barbaro dei tempi su cui il Dott. Vergara non ha voluto porre ulteriormente l’accento. Molto più importante il fatto che la Biblioteca Centrale abbia voluto, compiendo uno sforzo non indifferente, produrre la versione a stampa oltre a quella digitale. Perchè non c’è dubbio che se il digitale è il futuro per il ruolo tipico della Biblioteca Pubblica, è anche vero che l’edizione a stampa di volumi preziosi per l’argomento, lo studio e la ricerca, rimane essenziale per la consultazione. Perchè la stampa offre l’opportunità di avere sott’occhio l’ampiezza dell’argomento trattato, potendosi valutare un periodo storico e le sue produzioni editoriali secondo diverse dimensioni, cosa impossibile o estremamente ardua con un’edizione digitale.

Lo strumento digitale tuttavia, prosegue il Dott. Vergara, è comunque il futuro, e per questo motivo è intenzione della Biblioteca Centrale dedicarsi alla realizzazione di un obiettivo vasto e ambizioso e tuttavia imprescindibile: la creazione di una  Biblioteca Digitale Siciliana . Perchè se è vero, come consta a tutti coloro che si interessano di bibliografia digitale, che questa è costituita più da un “arcipelago digitale da navigare” piuttosto che da un unico corpus librario digitale a livello europeo o mondiale, allora la Biblioteca Digitale Siciliana può ben contribuire alla numerosità e profondità di questo arcipelago di “teche” librarie digitali, offrendo la specificità tipica locale, nell’evolversi della sua storia.

Nello studiare mezzi e metodi per arrivare a quest’obiettivo, è importante non focalizzarsi su un’attività massiva di digitalizzazione, ma procedere per percorsi e scelte che avranno l’impronta delle persone che vi si dedicheranno e che condurranno il lavoro analitico.

Per questo abbiamo discusso, continua il Dott. Vergara,  con Klaus Kempf della Bayerische Staatsbiblioteche di Monaco di Baviera, incontrato di recente al Workshop BookAlive, progetto cui la Biblioteca Centrale partecipa nell’ambito del suo obiettivo, chiedendoci quale possa considerarsi la massa critica, cioè il volume di testi da digitalizzare affinche la “teca” siciliana digitale possa emergere a pieno titolo nell’arcipelago del “sapere digitale”, determinando che probabilmente un catalogo con 15.000 titoli disponibili potrebbe contribuire all’emersione dei 140 anni di storia, lo stesso intervallo temporale che ci separa da Alessio Narbone, gesuita e uno dei primi Direttori della Biblioteca Centrale, attento studioso e innovatore della materia bibliografica, promotore di una “griglia sistematica”  che curiosamente potrebbe ben figurare nella catalogazione digitale adottata in futuro.

Facciamo i migliori auguri alla Biblioteca e al suo Direttore di ben proseguire nell’obiettivo delineato, che è perfettamente in linea con quelli del Progetto BookAlive, all’interno dei quali Informamuse e la stessa Biblioteca collaborano.

“Solennità lugubri e liete”, introduzione al testo del ‘600 sul funerale di Filippo IV

Ospitiamo qui con piacere l’articolo della Dott.ssa Valeria Patti sul volume seicentesco che tratta delle Solennità al Funerale di Filippo IV a Palermo, di cui ha parlato nella sua presentazione il Prof. Ninni Giuffrida. 

 

Immaginiamo un libro.

La nostra facoltà immaginativa, quella cioè che ci permette di richiamare immagini alla mente, elabora un oggetto, una forma più o meno semplice composta da una copertina e delle pagine bianche rilegate, contenenti parole e immagini. Il libro viene, cosi, codificato come simbolo; potremmo descriverlo senza averne mai visto uno.

E se il libro, durante il suo “cammino evolutivo”, perdesse queste caratteristiche? Diverrebbe forse altro?

Si tratta di una domanda retorica giacché ne conosciamo la risposta. Il libro cambia aspetto, reagisce agli stimoli e sopravvive. Sarà in grado, in sostanza, di uscire incolume dalle sfide tecnologiche imposte dal nostro tempo.

Immaginiamo allora un libro diverso.

Prendiamo quella forma “semplice” e, senza rinunciare alla sua essenza, aggiungiamo l’innovazione. Un esercizio mentale per nulla facile che tuttavia lascia spazio a genuini spunti di riflessione per lo studio e la realizzazione di un modello sperimentale.

L’intento, sembra doveroso spiegare, è quello di realizzare un prodotto multimediale (con estensione ePub) che sappia dare risposte adeguate al tema della conservazione/fruizione dei testi dematerializzati e contestualmente innestare in essi una maggiore interattività.

Il “soggetto-cavia” che abbiamo scelto per questa sperimentazione è un testo del 1666 che ben si presta allo scopo, conservato fisicamente presso la biblioteca centrale della regione Sicilia.

Come si può facilmente dedurre, non si tratta di un esemplare unico nel suo genere, anzi è possibile consultarlo tra i testi digitali della “famiglia” Google. Ciò che può sembrare a prima vista un aspetto negativo, la mancanza di unicità, permette invece di evidenziare, anche se in minima parte, lo stato dell’arte.

Il colosso americano, pioniere in questo settore, predilige la messa online dei testi come singole immagini alle quali associa, in alcuni casi, del testo editabile e un menù di navigazione del libro; il tutto scaricabile in formato PDF questo modello, per quanto possa sembrare funzionale, non è applicabile a un libro a stampa seicentesco. L’automazione che sta alla base della lettura delle immagini mediante software OCR, e che ne permette una veloce estrazione del testo, è incompatibile con i caratteri/font dell’epoca; sarebbe come voler sottoporre la grafia umana ad un lettore OCR. Google in ultima analisi è interessata ad un’acquisizione di tipo quantitativo dei testi, approccio che a lungo termine costringe, inevitabilmente, a tralasciarne l’aspetto qualitativo.

Per quanto riguarda la conservazione dei testi, il tema è largamente dibattuto, le biblioteche di tutto il mondo stanno elaborando sistemi sempre più sofisticati per la catalogazione dei testi dematerializzati, per non incorrere un domani nella perdita di questo patrimonio librario, circostanza che, qualora dovesse sopraggiungere, sarebbe da paragonare a ciò che fu, per l’epoca, il disfacimento della biblioteca Alessandrina.

Facendo tesoro di queste importanti esperienze, abbiamo, tuttavia, immaginato per il nostro libro un approccio diametralmente diverso.

Quello che segue non vuole certamente esaurire tutte le problematiche che ci siamo posti; siamo in una prima fase sperimentale, pertanto, possiamo offrire solo alcune riflessioni nate dal confronto tra la disciplina informatica e quella umanistica, impegnate nella composizione del nuovo “oggetto”.

Entrambe le anime del progetto hanno messo sul tavolo da lavoro delle proposte, legate alle specifiche competenze, che hanno come fine ultimo quello di sfruttare la tecnologia per ampliare le potenzialità sostanziali di una fonte scritta, trattandosi, nel nostro caso, di un libro antico; questo, come già detto, offre un caso studio interessante da cui è possibile ottenere una versione “2.0” della fonte.

Cerchiamo di spiegare come.

L’opera, Solennità lugubri e liete in nome della fedelissima Sicilia nella felice e primaria citta di Palermo, descrive l’apparato cerimoniale messo in piedi a Palermo nel 1666 per la morte del sovrano Filippo IV di Spagna con l’intento di tramandarne la memoria. Con le dovute proporzioni, potremmo azzardare, che lo scopo fosse di offrire al lettore una forma ante litteram di realtà aumentata. Alcune parti del testo sono, infatti, volutamente evocative permettendo al lettore di ricavarne, se pur artificiosamente, una percezione “ipermediale”.

Oggi, attraverso il formato ePub 3.0, è possibile rendere reale tale artificiosa percezione, attraverso l’inserimento di video, audio e animazioni.

C’è dell’altro. Facendo una ricerca su internet è possibile rilevare che esistono, sull’argomento, altri testi coevi, scritti e stampati in altre città, non solo d’Italia ma anche d’Europa. Se poi consideriamo anche le fonti conservate negli archivi, redatti affinché potessero essere funzionali alla celebrazione dei funerali di Filippo IV, avremo un quadro d’insieme piuttosto complesso. Auspichiamo di poter rendere, tra di loro, permeabili queste fonti, mettendole tutte in relazione, all’interno dello stesso eBook, agevolando in tal modo, soprattutto, chi non ha grande dimestichezza nell’utilizzare tali fonti.

Il libro che abbiamo immaginato, dunque, non è immobile; privato della sua staticità, si anima al suo interno e spinge, contemporaneamente, il lettore verso l’esterno. Nonostante ciò, resta un prodotto che possiamo con certezza chiamare, ancora, libro.

Valeria Patti

 

Libri, TEDx e stelle marine

Nel mondo anglosassone, negli Stati uniti come in Inghilterra, le biblioteche pubbliche spesso hanno numerose dipendenze locali all’interno di una comunità. Le dipendenze hanno un numero ridotto di volumi disponibili, soprattutto di narrativa commerciale, per favorire e diffondere la lettura e l’amore verso la letteratura. Ma sono numerose, e capita spesso che piccole città con una biblioteca centrale non importantissima abbiano fino a venti dipendenze locali, disperse su tutto il territorio comunale. Una presenza capillare. Forse per questo il numero dei lettori in quelle nazioni è molto più elevato che da noi.

Ma la crisi delle biblioteche e della lettura colpisce anche quei paesi, e molte biblioteche rispondono con la chiusura delle dipendenze locali. Altre invece fanno di tutto per salvarle, considerandole centrali per la diffusione del sapere. Perchè chiudere anche solo una o due dipendenze su venticinque può essere devastante.

Il perchè è spiegato da Philip Ardagh con una piccola e gustosa storia, che ho tradotto qui per voi dall’inglese.

” … una vecchia storia (probabilmente in origine da Loren Eiseley) di centinaia di stelle marine spiaggiate per una mareggiata proprio sulla battigia.  Un uomo e il suo cane che passeggiavano di là si imbatterono in una donna intenta a gettarle in mare.  Stupito, le chiese cosa stesse facendo.  ‘Le sto mettendo di nuovo in acqua per salvarle dalla disidratazione,’ spiegò la donna.

 L’uomo rise. ‘Ma che fate?’ chiese. ‘Ci sono così tante stelle marine, non fa alcuna differenza.’

 La donna prese un’altra stella marina e la gettò in mare. ‘Lo faccio per lei,’ rispose.

 Il giorno dopo, quando la donna ritornò sulla spiaggia vide lo stesso uomo, ma questa volta con i suoi figli, e tutti erano intenti a gettare in mare stelle marine. ‘Ciao’, la salutò con un sorriso. ‘Abbiamo pensato di venire e fare la differenza per qualche stella marina in più. ‘ “

Philip Ardagh conclude dicendo che “è ‘più facile salvare una libreria che esiste ancora che cercare di farne risorgere una quando è morta.”  E questo è certamente vero.

Invece a me la storia intriga per un altro motivo: qualunque cosa tu faccia, lo fai un passo alla volta. Non puoi salvare tutte le stelle marine, non puoi entrare nella spiaggia col bulldozer e rigettarle in mare insieme a tonnellate di sabbia. Morirebbero schiacciate. Ogni stella marina si salva se te ne prendi cura, una alla volta. Così come tutti i libri si salvano se li prendi uno alla volta, li leggi uno alla volta, li conservi uno alla volta.

Noi siamo intrisi dal meme della “massa”. Produzione di massa, comunicazione di massa, istruzione di massa, ristorazione di massa, disoccupazione di massa e via così. Deleghiamo alle macchine di costruire una penna alla volta, noi le vediamo solo tutte insieme, non sono più “penne” sono “una scatola con due milioni di penne”. Il mondo invece cambia, o si salva, quando facciamo le cose una alla volta.

La stessa cosa mi è capitata qualche sera fa, quando ho partecipato alla riunione di fondazione del comitato per l’evento TEDx  a Palermo, nel 2015. Il format americano prevede un pubblico massimo di 100 persone, e già in sala ci stavamo scervellando come aggirare quel limite per i più incomprensibile, perchè a noi piacciono i grandi eventi, la folla, la grandezza, la massa. Invece quel marchio rivoluzionario che è TEDx lavora per piccoli numeri, perchè sanno per esperienza che se crei in un giorno cento innovatori sfegatati, fra cinque anni quei 100 produrranno 5000 innovatori sfegatati e 50 aziende che hanno 15000 clienti appassionati, e via così.

Convincere e istruire cento persone già vicine al cambiamento è molto più facile che farlo con uno spettacolo che intrattenga 10.000 persone che hanno altri problemi e che sono lì per divertirsi. Rischi di non produrre alcun effetto.
Perchè devi prenderti cura delle stelle marine, una alla volta. Non puoi usare il bulldozer. Devi chinarti e prenderle con leggerezza, accompagnandole in mare.

Con cura.

#BookAlive: Primi risultati del workshop

Il workshop BookAlive che si è tenuto l’11 novembre scorso nella Chiesa di S.Antonio Abate allo Steri, ha raggiunto tutti gli obiettivi desiderati nell’ambito del progetto.

Cercavamo un momento di confronto tra idee e progetti, tra possibili sviluppi e know how di riferimento.

Si confrontavano due gruppi differenti:

  • I protagonisti del progetto Bookalive con 4 dipartimenti universitari e una Biblioteca di ampie dimensioni, localizzata e regionale (Biblioteca Centrale “Bombace” della regione Siciliana); esigenze e obiettivi diversi coagulati da Informamuse Srl, azienda proponente;
  • Klaus Kempf, Direttore della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, una delle più grandi biblioteche in Europa e una delle più avanzate nel fronte della digitalizzazione dei fondi librari, con vaste esperienze di organizzazione della produzione di file digitali su propri e altrui cataloghi, con collaborazioni di prestigio, come quella con Google.

In numeri, la BSB impressiona: 10 milioni di volumi, di cui 1 milione digitalizzato; 800.000 download/anno; tasso di acquisizione di 140.000 volumi/anno ;740 dipendenti; budget annuo di 47 milioni di euro.

La seduta si è aperta con i saluti di rito, portati da Andrea Cusumano, Assessore Comunale alla Cultura; Giovanni Ruggieri, Delegato dell’Assessore Regionale beni culturali e dell’identità siciliana; Maria Concetta Di Natale Direttore DCS Unipa; Beatrice Pasciuta, Delegata del Direttore DIGISPO Unipa; Laura Auteri Direttore DSU Unipa, Carmelo Sunseri Direttore DICGIM Unipa;  Roberto Rovelli, Presidente del Sistema Bibliotecario di Ateneo (SBA).

I lavori sono stati aperti dalla relazione di Antonio Gentile, responsabile del Progetto Bookalive. Gentile ha illustrato l’idea sottostante al progetto, l’ambito operativo e gli obiettivi da perseguire, focalizzati su due aree principali: gli obiettivi di visibilità e accesso da parte delle Biblioteche e l’uso di oggetti digitali per la migliore diffusione dei risultati della ricerca scientifica in ambiti diversificati.

La relazione di apertura di Kempf è stata vasta, ed ha abbracciato tutti gli aspetti problematici dell’organizzazione e dell’operatività della produzione digitale, partendo da un assunto iniziale e un corollario:

  1.  Nel mondo web, ciò che non è digitale non esiste;
  2. Nel processo di digitalizzazione il termine “archiviazione digitale” significa disponibilità all’accesso 24/7 al bene digitalizzato.

Nel procedere nell’immenso lavoro di digitalizzazione della grande biblioteca, già a disposizione degli utenti a partire dal 2009, la BSB ha dovuto affrontare e risolvere numerosissimi problemi organizzativi, tecnici, finanziari e non ultimi legali. Addirittura quest’ultimo aspetto, compresso tra le esigenze del copyright a numerosi livelli, anche quelli del Creative Commons prodotti dalla stessa Rete, e le esigenze di diritti e riservatezza del know how prodotto in collaborazione con Google e altri soggetti multinazionali, ha assunto proporzioni tanto grandi da diventare sostanzialmente un freno alla digitalizzazione massiva di alcuni fondi librari.

Inoltre, memori dell’esperienza traumatica dell’adozione dello standard a microfilm poi divenuto del tutto obsoleto con la rivoluzione digitale, la Biblioteca di Monaco di Baviera si è premunita identificando un workflow specifico a step successivi che ottimizza le procedure e che può gestirle a tutti i livelli, evitando inutili sovrapposizioni tecnologiche, anche future.

Il progetto BookAlive ha risposto con due approcci differenti, proposti da Francesco Vergara Caffarelli (Direttore Biblioteca Centrale di Palermo) e da Antonino Giuffrida (Dipartimento di Culture e Società di Unipa): non possiamo inseguire il sogno di una digitalizzazione massiva dei nostri patrimoni librari. Ce lo impediscono ragioni organizzative e know-how, le dimensioni fisiche delle strutture disponibili e l’attuale e prospettica carenza di fondi. Ma la strada per uscire dall’impasse è stata segnata dallo stesso legislatore italiano: occorre procedere per passi successivi miranti alla conservazione e alla valorizzazione con tecniche moderne a partire da beni fondanti della cultura locale, che siano di traino per un processo di digitalizzazione progressiva. Per questo Giuffrida propone il testo fondamentale della “messa in scena” del Funerale di Filippo IV a Palermo, testimonianza della volontà politica nel 1666 di eseguire un vero funerale di stato che fosse “Teatro del Mondo”, come si disse nella complessa procedura per l’organizzazione dello stesso, con ampio dispendio di mezzi e uomini nella sua realizzazione. Il testo, completamente digitalizzato dalla Biblioteca Centrale, può agganciare tutti i riferimenti noti nei documenti dell’Archivio di Stato e altre Biblioteche tesi a creare il contesto storico e operativo per la migliore esecuzione di quello che, a quel tempo, doveva essere vissuto come “costitutivo di un Mondo politico ed economico” voluto dai regnanti.

Alla ripresa, dopo pranzo, è intervenuto poi il Magnifico Rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla, portando i saluti di tutta la comunità scientifica e valorizzando lo sforzo messo in campo dalla sinergia impresa-università alla base del progetto BookAlive. Il Rettore ha espresso la speranza di una proficua collaborazione tra tutti i partecipanti finalizzata al superamento del digital divide e dell’ingresso dei fondi librari nella nuova dimensione, raccogliendo pieno consenso dai partecipanti.

I successivi interventi dei relatori hanno evidenziato, con numerose proposte, tutti gli aspetti ulteriori rispetto a questo punto di vista, che non vuole essere di diminuzione rispetto all’approccio massivo di realtà come la BSB. Viceversa, si tratta di allargare di fatto la produzione digitale selezionando gli oggetti sulla base di necessità  di studio, di conservazione, di archiviazione e accesso ai contenuti storici, di legame tra questi e altri già disponibili in rete. E’ in questo modo possibile entrare a fare parte di una nuova Rete, che si espande per ondate successive legate all’individuazione e alla digitalizzazione di patrimoni librari successivi, ogni volta valorizzati e raccontati per essere archiviati e renderli pienamente e concretamente disponibili in un’ottica di diffusione della cultura.

Beatrice Pasciuta, DIGISPO Università degli Studi di Palermo, modera la prima sessione pomeridiana e sottolinea che l’approccio digitale è essenziale non solo per la disponibilità di testi unici e antichi per successivi livelli di interventi di studio, ma anche necessario per creare collegamenti virtuali tra testi e contenuti che si allineano in rete verso trattazioni e ricerche con obiettivi diversificati, nell’ambito dello studio della storia del diritto;

Vito Matranga, DSU Università degli Studi di Palermo ha invece esposto l’obiettivo del suo dipartimento di realizzare oggetti digitali che espongano i lunghi anni di ricerca dell’Atlante linguistico Siciliano, sfruttando le doti multimediali degli oggetti narrativi digitali per esporre le correlazioni spaziali dell’archivio delle parlate siciliane.

Michela Cigola, Università degli Studi di Cassino, ha parlato del suo ruolo di valutatore per conto del Miur all’interno del Bando PONREC nell’ambito del quale è nato il progetto BookAlive, una delle 18 proposte scelte fra le 88 presentate sulla Linea 2. Per lei è stata un’esperienza di vita coincidente con il suo grande interesse ed amore verso le Biblioteche e il loro ruolo.

Emanuele Conte, Università degli Studi di Roma Tre, ha focalizzato le problematiche dei fondi librari dipartimentali e universitari nel complesso universo delle disponibilità dell’Università oggi, focalizzando una proposta per il superamento delle problematiche del copyright e dei diritti editoriali, che finiscono col rappresentare una palla al piede alla compiuta futura disponibilità digitale dei contenuti;

Dopo la breve pausa caffè, modera la successiva sessione Antonio Gentile e gli interventi programmati continuano con Denise Gargano, Biblioteca centrale della Regione Siciliana “Alberto Bombace”, che ha esposto le numerose problematiche della struttura cui appartiene focalizzando difficoltà, attese e speranze nella partecipazione al progetto Bookalive, menzionando il progetto della Biblioteca Digitale Siciliana

Valentina Favarò, DCS Università degli Studi di Palermo, ha sottolineato le problematiche intrinseche di un dipartimento universitario e dei fondi librari a disposizione ad aprirsi alle nuove prospettive, pregne di aspettative ma anche decisive nell’organizzazione dei lavori;

Annalisa D’Ascenzo, Università degli Studi di Roma Tre ha portato il punto di vista degli studiosi di cartografia antica, oggetto particolarmente ostico, in questo momento, nella prospettiva digitale, a motivo della difficoltà dei metadati di affastellare informazioni su oggetti fisici che lo stesso media digitale non è ancora in grado di gestire compiutamente;

Arturo Gallia, Università degli Studi di Roma Tre, ha esposto le altre difficoltà dei cartografi, oggettive e congruenti, in cui spesso la dimensione e la realtà stessa dei reperti da digitalizzare e la necessità quindi di un approccio scientifico ma dotato di mezzi tecnici coerenti;

Fabio Cusimano, Officina di Studi Medievali, ha portato un excursus della prospettiva digitale, in cui la gestione dei metadati e dei motori di ricerca all’interno del mare dei content è essenziale per la proficua azione di tutti gli attori in gioco.

Chiude gli interventi Antonio Massara, InformAmuse S.r.l., che ha tentato di risalire l’albero progettuale passando dal come, oggetto del workshop, al fondamentale cosa e perchè, riprendendo una sorta di keyword che ha aleggiato nel workshop, “venirne fuori” e concretizzando quest’immagine nella fotografia di una trincea della prima guerra mondiale. La domanda fondamentale del pubblico è verso l’identità storica e sociale  e le biblioteche (e i suoi uomini) sono decisive per soddisfare questo fabbisogno.

In buona sostanza, si tratta di abbandonare l’inutile inseguimento di chi è partito prima e sta facendo un ottimo lavoro. Inutile lamentare la miopia della riduzione dei fondi destinati ai beni culturali e alle Biblioteche.  Al contrario, occorre approfittare pienamente dell’esperienza altrui e usarla a proprio vantaggio, per scopi più limitati in dimensione ma molto più diretti alla diffusione culturale, compatibilmente con le risorse a disposizione.

Questo punto di vista è anch’esso ottimale secondo le strategie più accettate nell’ambito del mondo digitale. In questo pare funzionare bene la cosiddetta Long Tail, la Curva Coda Lunga, che dimostra il valore nel tempo di oggetti e contenuti più vari per un numero elevatissimo di soggetti fisici con interessi diversi. Il web contiene tutto e mette tutto a disposizione, la vecchia filosofia della produzione di massa, della cultura di massa, è obnubilata dall’enorme numero di nicchie, tutte ugualmente rappresentate in rete, tutte perfettamente vive. Se questo approccio dovesse rivelarsi oggettivamente funzionante anche nel futuro, come sembra esserlo oggi, allora la numerosità delle nicchie culturali e dei loro oggetti digitali andrà a valere tanto quanto la disponibilità massiva di contenuti culturali disponibili.

E in questo quadro, qualunque sforzo teso all’accesso di contenuti culturali, grande o piccolo che sia, ha e avrà pari dignità e funzione essenziale per la diffusione della cultura identitaria di una varietà di culture umane, finalità ultima del ruolo della biblioteca e di tutti coloro che conservano e rendono disponibili le radici letterarie, storiche e scientifiche delle nostre culture, per definizione tutte locali.

Il confronto quindi è stato proficuo. Possiamo uscire dalla trincea e metterci al lavoro, sicuri di trovare appoggio e collaborazione presso chi ha affrontato numerosi problemi prima di noi, per poterci dedicare in modo più focalizzato e selezionato a compiti ulteriori e locali, non meno importanti per chi, in loco ma anche nel web, ricerca e ricercherà contenuti e beni culturali riferiti alla Sicilia.

Grazie a tutti, dunque, Istituzioni, relatori e pubblico partecipante. Buon lavoro, #BookAlive!

Antonio Massara

Morto il libro, viva il libro

Scrivere un libro, leggere un libro, rilegare un libro, schedare un libro: un verbo e una parola; un’azione collegata ad un oggetto costituito da pagine di carta dove sono impresse parole, pensieri, riflessioni. Il libro è uno strumento essenziale per la costruzione di una civiltà e di una società ma, è anche il risultato di una innovazione tecnologia: l’uso dei caratteri mobili e del torchio da stampa. Nuova tecnologia con la quale si supera la grave crisi nella quale versava la civiltà del manoscritto. La copiatura dei testi effettuata dagli amanuensi, nonostante la razionalizzazione del lavoro e la moltiplicazione degli scribi, non riesce a far fronte alle sempre più pressanti richieste di un mercato che ha esigenze sempre più incalzanti di disporre dei testi necessari per costruire l’uomo del Rinascimento. La riproduzione meccanica sblocca questo mercato permettendo di ricopiare rapidamente e, in maniera uniforme, lo stesso testo comprimendo i costi e moltiplicando in modo esponenziale il numero delle copie da immettere nel mercato. Il manoscritto combatte la sua battaglia prima di morire: libri e manoscritti convivono sullo stesso scaffale, rilegati nello stesso modo, contengono in molti casi gli stessi testi ma, nel giro di pochi anni, il libro cannibalizzerà il manoscritto. Le pagine dei manoscritti serviranno per avvolgere i pesci al mercato e le pergamene dei codici saranno utilizzate come copertine per rilegare i libri.

Il libro da questo momento inizierà il suo percorso rafforzando in modo progressivo anche la sua presenza quantitativa sul mercato attraverso canali di penetrazione commerciale sempre più articolati e specializzati che confluiranno nella bottega del libraio. Un mercato che diventa sempre più articolato in quanto il libro serve a trasmettere non solo i pensieri ma, anche, le immagini (incisioni), oppure la musica grazie agli spartiti e le note musicali.

In questi anni stiamo vivendo una nuova rivoluzione tecnologica che sta trasformando radicalmente i processi di comunicazione legati all’uso della carta stampata. Si sta ripetendo, sotto forme nuove, il conflitto che ha visto contrapposti alcuni secoli fa il libro e il manoscritto. Il libro stampato sul supporto cartaceo resiste all’attacco sferrato dalla editoria immateriale che utilizza i supporti informatici e si diffonde utilizzando la rete internet, ma arretra inesorabilmente sotto il duplice attacco della digitalizzazione e della diffusione dei nuovi formati di lettura elettronica come il Pdf o gli ebook.

Il progetto BookAlive (rinascita del libro) mira proprio a verificare con specifiche sperimentazioni quali percorsi deve seguire la dematerializzazione del libro e come costruire qualcosa che non sia una riproduzione della pagina a stampa su supporto informatico come avviene quando si utilizza il formato pdf con il quale ci si limita a riprodurre digitalmente una pagina dell’oggetto libro, pensato e realizzato per il supporto cartaceo. Un passaggio che non deve sorprendere in quanto già vissuto nella transizione dal manoscritto al volume riprodotto con i caratteri mobili. Per fare accettare il nuovo oggetto bisogna che il modello grafico adottato si possa identificare con quello del codice manoscritto. Successivamente il libro vivrà di vita propria ma bisogna che passi il tempo e che si metabolizzino le potenzialità offerte dal nuovo strumento.

In questa prospettiva il nostro gruppo di lavoro ha scelto di effettuare una sperimentazione su un volume del ‘600, scelto di concerto con la Biblioteca centrale della Regione siciliana, dedicato al cerimoniale con il quale si sono celebrate le esequie del re Filippo IV. Si sta lavorando a costruire un modello che permetta di effettuare una lettura non già di un testo, digitalizzato come se fosse un’anastatica, bensì di una complessa struttura dove immagini, testo, suoni e commenti permettano di superare la lettura dei caratteri per proiettarsi in un nuovo modo di usare un oggetto che per comodità continuiamo a chiamare libro.
Morto il libro viva il libro: in realtà il libro non muore ma, come la fenice risorge sempre dal rogo sacrificale in una nuova forma.

Antonino Giuffrida

La Quadratura del Cerchio: COLLABORAZIONE

A volte osservando o leggendo di quelle fameliche corse fatte da individui che non hanno nessun pudore a sgomitare e sgambettare gli avversari pur di addentare l’osso per primi – e mi riferisco in qualunque settore che sia politico, economico, artistico, sportivo – finisco per chiedermi sempre la stessa cosa: ma collaborare è veramente un’utopia irrealizzabile?

In realtà no!
A volte accade, e nemmeno tanto lontano da noi, ma bisogna volerlo.

Recentemente ho ascoltato una bella storia su questo tema nata da un quesito:
come riuscire ad unire, ad esempio, tutte queste risorse?

– un numero x di persone
– secoli di Storia dell’Arte
– una Casa Editrice
– una piccola Libreria
– una Scuola pubblica dell’infanzia

La soluzione c’è ed è sempre la più semplice: ci si confronta, si focalizza sui bisogni dei singoli soggetti, e si cercano i possibili punti di contatto:

– esistono tante persone che hanno voglia di disegnare, dai bambini, ai semplici amatori che si dilettano per passatempo fino ai professionisti illustratori che con il “disegno” ci lavorano oppure “vorrebbero” farlo.
– un frammento della Storia degli Esseri umani, la Storia dell’Arte appunto,  spesso  rilegata come branca del sapere non strettamente necessaria, soprattutto in Italia, o momentaneamente trascurabile,  …insomma ci si chiede, ma l’Arte è un bene optional oppure può diventare concretamente un momento di crescita collettiva?
– una casa Editrice di libri sull’Arte e una piccolissima Libreria a Milano, come in ogni angolo del pianeta, hanno l’esigenza comune di sopravvivere.
– Una Scuola pubblica ha problemi di budget per sostenere la propria piccola biblioteca scolastica.

Un’idea!
Gli ingredienti sono tutti presenti sul tavolo ed una soluzione, infatti, viene fuori confrontandosi. Si va addirittura oltre, la soluzione ai singoli problemi diventa un gioco collettivo che coinvolge ed appassiona tantissime persone ed allo stesso tempo anche una sorta di format di autosostenibilità economica. Il gioco in questione si chiama  Pippo non lo sa ed è l’iniziativa intrapresa dalla piccola libreria Spazio B**k a Milano.

Una delle titolari della libreria milanese ha recentemente illustrato la sua interessante esperienza all’interno della conferenza sulla Sharing Economy, in calendario per l’evento Nuove Pratiche Fest – Innovazione Culturale tenuta presso i Cantieri Culturali alla Zisa a Palermo il 17 ottobre scorso. Tema attuale quello che vede l’analisi di queste nuove pratiche di  “economia collaborativa” oggetto ancora di una chiara definizione condivisa. Da questa conferenza, inoltre, sono emerse anche varie altre osservazioni sul  crowdfunding, cioè quelle strategie di “finanziamento collettivo” per sostenere attività culturali o imprenditoriali, perplessità su “come gestire al meglio il dopo campagna di raccolta fondi”, o “come continuare a seguire la comunità che si è nel frattempo costruita”, fino alle velature di scetticità di chi vede in queste forme di “aiuto” solo come una declinazione delle vecchie forme di “assistenzialismo”.

Eppure collaborando veramente insieme incastrando ad hoc gli elementi in gioco il cerchio si può chiudere per tutti.

Un’altra esperienza
La prima volta che sul web incontrai l’articolo sul sodalizio nato fra la Biblioteca pubblica di Seattle e Smashwords, la Piattaforma di Distribuzione di eBook Self Publishing fondata da Mark Coker nel 2008, sussultai. In effetti è logico che andasse così, come un gioco di tessere in un puzzle che ridefiniscono l’orizzonte della nuova Era Digitale che ha toccato temi importanti come il ruolo delle Biblioteche all’interno della comunità in linea con la progressiva digitalizzazione del sapere e il futuro dei nuovi autori digitali e il loro rapporto con il tassello finale della filiera: la distribuzione.

Dice infatti Mark Coker:

[…] we realized there was a natural opportunity for libraries to expand their mission, and secure an even more important place in the community by helping to promote a culture of authorship.

We’re now this much closer to closing the loop. A writer can come to the library, ask how to publish a book, get pointed to our publishing portal, publish a book, and then that book can be purchased by the library

Non fermarsi alle paure o apparenze che in prima istanza possono affiorare all’emergere di nuovi scenari è una pratica da coltivare se si intende proseguire lungo il sentiero della storia.
Anche guardarsi faccia a faccia e cooperare è una pratica da rivalutare, non è difficile, basta volerlo!

Angela M. Benivegna

Un Viaggio fra le super Biblioteche nel Mondo

Tenete stretta una bussola fra le mani perché ha inizio un breve viaggio che ci porta a sbirciare sotto la pelle avveniristica delle Biblioteche contemporanee di nuova istituzione sparse per il mondo.

Un viaggio virtuale, riprendendo l’input di un precedente post, iniziamo ad esplorare adesso i rispettivi siti internet delle best 5 Library secondo la BBC:


Seattle Central Library
http://www.spl.org/

Il  sito, onestamente, non segue linee altrettanto ardite.
Sbirciando fra gli Eventi organizzati dalla Biblioteca spicca una particolare attenzione ad attività legate all’apprendimento delle lingue (inglese e spagnolo) ed a Children’s Story Time dedicati appunto ai bambini di varie fasce di età, con o senza la presenza dei genitori.

Il sito è agganciato ai vari social fra Facebook, Twitter, Pinterest, Youtube …
Mi incuriosisce però vedere cosa passa su Youtube e scovo un tipo di video virale attualmente fra i più utilizzati: il Flash Mob.

In questo caso è un momento di danza collettiva sulla voce di Whitney Houston a distogliere per un paio di minuti gli occhi dai libri o dai monitor. Caricato in Luglio del 2010 conta poco più di 60.000 visualizzazioni, non è male!

C’è un’altra cosa particolare che questa Library americana offre, ovvero la tessera della biblioteca funge anche da pass per accedere ai Musei di Seattle.


Biblioteca Vasconcelos
http://www.bibliotecavasconcelos.gob.mx/

La Home Page della biblioteca messicana subito annuncia un Programma di Attività variegate!

Conferenze, cinema, workshop che vanno dal teatro al giornalismo alla musica, concerti, letture ad alta voce, attività e spazi dedicati ai bambini, sale attrezzate con strumenti musicali per chi vuole suonare e c’è anche una Sala Braille equipaggiata tecnologicamente per soddisfare le esigenze dei non vedenti. In più l’edificio è ubicato dentro uno spazio di 26.000 m² di giardino dove chi vuole può scegliere di leggere all’aria aperta.
Insomma non è solo Biblioteca ma un vero Centro Polivalente con una forte vocazione al Sociale come racconta il direttore Daniel Goldin in un video:

“Le biblioteche pubbliche sono generalmente spazi non solo per la lettura. Sono spazi d’incontro, per lavorare, per la ricerca, sono spazi dove la gente viene a rilassarsi, viene ad imparare, viene a rifugiarsi. Questo è un luogo dove tutti i servizi, a parte le fotocopie, sono assolutamente gratuiti”


Kanazawa Umimirai
http://www.lib.kanazawa.ishikawa.jp/umimirai/

Home Page minimale, bicolore e molto giapponese, dove il motivo a pois si ripete in tutte le declinazioni. L’Identità Visiva è curatissima.
Se la Biblioteca messicana privilegia in particolare eventi ed attività che toccano “l’udito”, quella giapponese predilige “la vista” con ambienti espositivi dedicati a Mostre d’arte e fotografia.

Nata per creare uno spazio pubblico dove attivare delle iniziative in una zona della città di Kanazawa definita troppo tranquilla, in realtà sembra che “incarni” proprio questa identità placida e pacifica, immersa in un silenzio quasi metafisico, come mostrano i seguenti video:


Spijkenisse Book Mountain
http://www.deboekenberg.nl/

Il sito è pieno di tante informazioni organizzate sistematicamente mentre in evidenza ci sono le numerose news relative agli eventi e alle attività.

Navigando fra le proposte offerte si conferma una costante ormai chiara incontrata anche fra le altre biblioteche: attività dedicate ai bambini.
Perché infatti non fare un bel Camping piazzando una tenda ai piedi della Montagna di libri e lasciarsi stuzzicare dalla fresca brezza di una storia interessante? Oppure condividere la lettura durante la settimana dedicata al libro emozionante.

La straordinaria dislocazione dei libri ordinati dentro box di legno invita a “percorrere un sentiero” esplorativo che si arrampica nella successione delle rampe verso l’alto. L’intero progetto ideato dal MVRDV è anche un chiaro messaggio simbolico invitando alla lettura come un momento di estrema naturalezza all’interno di una comunità agricola vicina a Rotterdam con il 10% di analfabetismo.

Anche in questo caso la biblioteca non è solo biblioteca ma contiene un centro per l’educazione ambientale, un club di scacchi, auditorium, aree commerciali e di ristoro.

Qui puoi vedere un  video di presentazione sul sito della BBC.


Library of Birmingham
http://www.libraryofbirmingham.com/

La nuovissima struttura che accoglie la biblioteca di Birmingham non è un luogo dedicato solo ai libri (e pure questa caratteristica della Polivalenza diviene ormai un paradigma assodato) ma scrigno il cui tesoro risplende ed attrae soddisfacendo anche il “godimento visivo” con Collezioni di Fotografia o la stessa architettura. Un occhio di riguardo viene strizzato all’Arte del Teatro e della Performance.

News, Blogs, Community e link ai Social in rete disseminati ovunque.

Fisicamente è la più grande biblioteca pubblica d’Europa costruita in una città che ospita la più giovane popolazione di tutto il continente.
Tale attenzione sottolinea come il luogo Biblioteca sia fondamentale e punto cardine nella vita di una generazione che rappresenta il futuro.
La Biblioteca stessa diviene sinonimo di Futuro.


Un paradigma fondamentale che emerge da questo piccolo tour fra alcune delle Biblioteche nel mondo di nuova costruzione e costituzione è legato alla funzione Relazionale.

Come sottolinea l’illuminato direttore della Biblioteca Vasconcelos, la funzione relazionale è fondamentale per ripensare al ruolo del luogo Biblioteca all’interno della società:

“Ripensare qual è la relazione dello spazio con le persone, con la produzione del pensiero, con la produzione del sapere e soprattutto con una cosa che è importante, la relazione che si può stabilire tra il rumore dell’intorno alieno e lo spazio della Biblioteca. La Biblioteca è un luogo d’incontro, d’incontro con se stessi o con un altro individuo, o con il patrimonio, cioè se stessi, in relazione con altri patrimoni, ovvero gli altri.”

La Biblioteca deve quindi aprirsi in tutte le declinazioni del concetto di apertura veicolando ciò che custodisce: la cultura appunto, condensata nei libri ma non solo, anche il luogo stesso deve aprire le porte della sua anima come potenziale punto di scambio di cultura, amplificando le sue potenzialità di terreno fertile per far germogliare un concetto di società contemporanea basata sulla relazione e non sull’alienazione.

Le iniziative intraprese dal campione di biblioteche esplorate ruotano su innumerevoli modi per veicolare il sapere: attraverso iniziative che mirano all’apprendimento della lingua; tantissima attenzione è riversata sulle nuove generazioni che devono apprendere l’importanza preziosissima di tale luogo e del tesoro che contiene; veicolare la cultura in tutte le sue forme e attraverso tutti i supporti in modo da essere compresa a tutti i livelli di decodifica, che sia essa visiva, parlata, tattile, emozionale, divertente, utile.

Insomma la Biblioteca deve rivivere, in perfetta simbiosi con la comunità che incontra e accoglie e che vuole crescere con la cultura.

Angela M. Benivegna

PuntoBiblio PTV – Spazio cittadino all’interno dell’Ospedale

Parlando delle possibili trasformazioni, quasi mutazioni genetiche, che oggi attraversano il DNA delle Biblioteche in giro per il mondo, torniamo a casa nostra, dove altre best practices esistono. Irene Assunta Pisano ci racconta del PuntoBiblio del Policlinico Tor Vergata di Roma, in questo guest post. Portare occasione di svago ed intrattenimento di alto profilo all’interno di  strutture dove  sofferenza è parola comune. Una scelta vincente.

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Una biblioteca  “aperta”, multimediale, dedicata al cambiamento sociale, ambientale e all’evoluzione del concetto di libro: questo è il PuntoBiblio (PTV), attivo presso il Policlinico Tor Vergata di Roma dal 1 Luglio 2013 e che attualmente conta l’iscrizione di circa 600 utenti.

Primo servizio in Italia di prestito bibliotecario pubblico in un ospedale, intende coinvolgere operatori sanitari, dipendenti della struttura, pazienti e cittadini, accogliendo tutte le età e tutte le culture in sintonia con il manifesto UNESCO per le biblioteche pubbliche. Questo progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione tra PTV e Consorzio Sistema Bibliotecario Castelli Romani, artefice di una virtuosa alleanza strategica pubblico/privato con l’azienda ClubMedici, la quale sostiene l’onere finanziario del servizio.

Nel PuntoBiblio è presente personale specializzato, in grado di facilitare le ricerche e orientare alla conoscenza e all’utilizzo delle diverse opportunità offerte: prestito di libri da poter scegliere tra quelli presenti all’interno di un catalogo costantemente aggiornato e contenente oltre un milione di titoli; possibilità di prenotare online testi e DVD, accedendo alla sezione Cataloghi On Line e di usufruire di Media Library Online, la piattaforma digitale creata appositamente per le biblioteche italiane che permette di consultare più di 2.000 quotidiani e magazine nazionali e internazionali, ascoltare oltre 80.000 album musicali in streaming, scaricare e conservare fino a 3 brani musicali a settimana in formato mp3 e accedere ad audiolibri, e-book open e online, banche dati, video, immagini, corsi e-learning.

Una biblioteca che sperimenta quotidianamente la dimensione partecipativa creando molteplici opportunità di incontri, all’interno di un calendario ricco di eventi e iniziative culturali: PuntoBiblio sta attualmente supportando gli eventi formativi Genitori Curiosi  presso il Policlinico Tor Vergata, attraverso consigli di lettura per bambini (suddividendo le argomentazioni per fascia di età: 0/5 anni e 6/10 anni ) e adulti in materia di sport e nutrizione.
Puoi consultare il programma dell’evento qui.

Punto Biblio PTV – Club Medici da qualche giorno è presente anche su Facebook.

Una biblioteca che ha anche valenza sociale: noi operatori del PuntoBiblio, presenti all’interno di un ospedale e in uno spazio aperto, abbiamo occasione di entrare in contatto con numerose persone, di conoscere le loro storie e di offrire un sorriso a tutti coloro che vengono a trovarci, si soffermano a chiedere informazioni, guardano i nostri libri e provano interesse per la cultura, in tutte le sue forme. A tutti loro va il nostro ringraziamento, perché ci fanno sentire persone migliori, ogni giorno.

Irene Assunta Pisano
(Contatta Irene per email)

Nuove forme di vita per la Biblioteca

Concetti come rete e condivisione sono da considerarsi ormai come delle keywords della nostra contemporaneità. Ogni attimo del quotidiano, personale, ricreativo o lavorativo, viene attraversato da ramificazioni capillari per connettere e trasmettere fatti e sensazioni in tempo reale a macchia d’olio. A volte tali scenari scatenano visioni futuribili allarmanti ma qui ne vogliamo cogliere invece le enormi opportunità, in tutti i sensi e non solo dal punto di vista tecnologico. 

E’ da una visione positiva delle idee che bisogna estrarre i semi per generare, si spera, una società civile. Rete e condivisione, che si manifestino nei fatti in maniera fisica o virtuale, sono occasioni da non perdere se si pensa alla Cultura e alla sua divulgazione.

L’applicazione in realtà come le Biblioteche sta già dando vita infatti ad interessanti nuove forme dello stesso concetto di Biblio-teca, in cui appunto il suffissoide “teca”:

“derivato dal greco theke ‘ripostiglio, deposito’ e usato con il significato di ‘collezione, raccolta, custodia’ in parole derivate direttamente dal greco”

ne sottolineava la consolidata forma nell’immaginario collettivo come baluardo e punto fermo dove conservare il sapere dell’uomo.

Nascono quindi interessanti idee come la Bibliometrò, ovvero un modo differente di pensare al prestito bibliotecario gratuito messo in atto all’interno della metropolitana di Madrid. Se non hai tempo di andare in biblioteca a ritirare il tuo libro è la biblioteca che si espande per venirti incontro: in 12 fermate della metrò spagnola infatti sono stati dislocati altrettanti “moduli” che accolgono un fondo di oltre 1300 titoli fra i più importanti della letteratura spagnola e universale ma anche le ultime novità editoriali.
Ogni utente tesserato può chiedere in prestito un massimo di 2 libri scegliendoli da appositi touch screen, per 15 giorni rinnovabili altri 15.

E cosa dire poi delle Biblioforeste a Berlino?
Derivate dal concetto di BookCrossing, ovvero l’idea di abbandonare i libri in luoghi dove altre persone possono trovarli e leggerli, in Germania i vecchi alberi morti riprendono vita lungo i viali urbani diventando delle ecolibrerie. Un approccio differente che coniuga la condivisione della cultura e  il rispetto per l’ambiente sotto l’unica regola di autodisciplina «prendere un libro ma condividerne subito un’altro», L’occasione è stata colta anche da numerosi autori indipendenti che colgono questa particolare opportunità per seminare le proprie storie autoprodotte.
Qui trovi l’articolo.

Se la volontà di divulgare la conoscenza c’è, allora si trova ogni mezzo per abbattere gli ostacoli ed arrivare ovunque. Proprio ovunque!
Esistono addirittura le Biblioburro, ne avete mai sentito parlare?
Sono sistemi di prestito bibliotecario ambulanti nati in luoghi come Colombia, Venezuela o Etiopia, dove “angeli del sapere” si muovono con asini, cammelli, carretti o motociclette per portare a destinazione i preziosi volumi.
Qui il link per averne un’idea.

In alcuni casi l’idea di sistemi bibliotecari alternativi sposa temi come il cambio di destinazione d’uso di luoghi o mezzi che altrimenti sarebbero stati abbandonati innescando la riqualificazione di tali risorse. Esempi arrivano dalla Bulgaria, dove vecchi bus dismessi diventano piccole oasi letterarie fra gli intrecci stradali, oppure da Londra dove le “storiche cabine telefoniche rosse”, messe in pensione dagli smartphone, vengono convertite in Microbiblioteche.
Trovi qui alcune immagini.

Una cosa ormai è chiara, il concetto di Rete scardina il verso unidirezionale che prevedeva l’esponenziale accumulo dei beni librari e la loro consultazione esclusivamente presso i punti fermi delle sedi delle Biblioteche a favore di una esplosione pluridirezionale del sapere verso le persone.

Il Sapere è vivo e rende vivi e per questo non può rimanere cristallizzato in un pugno di luoghi per sempre ma  si deve muovere, ramificare le connessioni e raggiungere ogni individuo.

Angela M. Benivegna