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Raccoglie i contenuti disponibili del Workshop tenutori l’11.11.14 a Palermo.

Prof. Vito Matranga @ Bookalive Workshop

Ospitiamo qui di seguito l’intervento del Prof. Vito Matranga al Workshop,  con la presentazione del contributo del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Palermo.

Questo mio intervento sposterà per qualche minuto la nostra attenzione dal libro, e dunque dallo scritto, al documento sonoro, e dunque al parlato.

E’ utile premettere che una branca della linguistica moderna si occupa, infatti, non solo di lingue, ma anche e soprattutto di parlanti, ossia di cosa i parlanti fanno con tutti i codici verbali usati per la comunicazione all’interno di una comunità linguistica.

Ed è superfluo anche solo accennare, qui, all’importanza che in Sicilia hanno avuto ed ancora hanno quei codici verbali che chiamiamo dialetti, attraverso i quali ancora oggi viene veicolata una parte notevole dell’esperienza culturale di un territorio così ricco di storia e, sul piano sincronico, di varianti locali.

È necessario ricordare, inoltre, che alla fine degli anni ’80 prende avvio, per input e sotto la guida, di Giovanni Ruffino, quello che oggi è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale come il più innovativo e ambizioso progetto geosociolinguistico di ambito romanzo, ossia l’Atlante Linguistico della Sicilia.

L’ormai quasi trentennale interesse di questo progetto nei riguardi dei dialetti dell’Isola e, più generalmente, nei riguardi di tutte le varietà del repertorio linguistico siciliano ha consentito la raccolta, presso il Centro di studi filologici e linguistici siciliani e il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Palermo, di numerosi documenti orali di inestimabile valore sul piano linguistico e su quello etnografico. Si tratta di circa 5.000 ore di registrazione, in costante aumento, distribuite in una rete di oltre 200 punti linguistici della nostra regione: un patrimonio documentario in grado di (rap)presentare efficacemente, di testimoniare tanto la variazione linguistica quanto importanti aspetti della cultura popolare della Sicilia contemporanea.

Un tale corpus (in realtà, di un tale sistema di corpora) rappresenta oggi un’esperienza unica, non riscontrabile in altre realtà regionali italiane, non soltanto per la sua ampiezza, ma soprattutto per le caratteristiche delle informazioni in esso contenute. Si tratta, infatti, di documenti raccolti non casualmente, ma attraverso mirate campagne di indagine su argomenti specifici e con strategie di rilevamento scientificamente collaudate.

Ovviamente, così come non è sufficiente la sola presenza di numerosi libri per fare di essi una vera Biblioteca, non basta la sola disponibilità di una simile documentazione sonora per poterne fare un vero Archivio. Oltre l’80% delle nostre registrazioni è, però, oggi ordinato, nella sede dipartimentale dell’Archivio delle Parlate Siciliane, in una Banca Dati che ne consente un’agevole fruizione, grazie alla sistematica acquisizione dei contenuti di ogni singolo documento – giunto originariamente su bobina o su nastro analogico – in file sonori gestibili con i più comuni mezzi informatici. Questa operazione, d’altronde, risulta l’unica che ci consente, oggi, di preservare i documenti, tanto dall’usura dei supporti contenitori (prevalentemente nastri) quanto dall’obsolescenza degli apparecchi predisposti alla loro riproduzione.

Diversamente dai libri scritti, per la fruizione dei quali basterebbe, a rigore, l’uso esclusivo della vista, il documento sonoro stabilisce di per sé un rapporto privilegiato, originario con la tecnologia, considerato che esso nasce con la nascita stessa dell‘audio-registrazione e la sua fruizione non può avvenire senza un supporto tecnologico. Sembra una banalità ricordarlo oggi, ma la possibilità di disporre della registrazione vocale ha determinato non poche nuove condizioni teorico-metodologiche, e perfino epistemologiche, delle scienze linguistiche, o almeno di quelle discipline che, come la geografia linguistica e la sociolinguistica pongono le proprie fondamenta empiriche sulle informazioni raccolte attraverso le conversazioni con i parlanti e la loro osservazione.

La stessa innovazione, la stessa evoluzione, se non proprio “rivoluzione”, è avvenuta, e continua ad avvenire, con l’informatica. L’approccio informatico si è di fatto intrecciato con alcuni importati aspetti di ordine teorico-metodologico di alcune discipline linguistiche, nel momento in cui si è reso necessario mettere a punto sistemi informativi volti a gestire tutte le fasi della ricerca: la memorizzazione dei dati, la loro elaborazione, l’interrogazione e, non ultimo, la rappresentazione delle informazioni contenute nei documenti sonori.

Si comprende, allora, come per il nostro progetto geo-sociolinguistico dell’atlante siciliano sia importante la collaborazione con gli esperti informatici. Collaborazione che, in effetti, è stata avviata diversi anni fa con il gruppo coordinato da Antonio Gentile, che ha permesso la messa a punto di un sistema informativo assai complesso, il quale sfrutta efficacemente Banche Dati relazioni e sistemi gerarchici basati sull’etichettatura in XML dei fenomeni linguistici.

Oggi, con il progetto BookAlive, si intende fare un’ulteriore passo avanti in questa direzione: non solo un altro passo, ma un passo nuovo, nella collaborazione tra informatici e linguisti.

Già da diversi anni, all’interno del gruppo di lavoro dell’Atlante Linguistico della Sicilia, si è sentito l’esigenza di restituire alle comunità dei parlanti, e non soltanto a quella scientifica, le informazioni e i dati rilevati dal loro stesso territorio attraverso i cosiddetti rilevamenti sul campo. Infatti, tra i 50 volumi finora pubblicati, a partire dal 1995, nelle 4 diverse collane editoriali, 3 trovano collocazione nella collana denominata, appunto, L’ALS per la scuola e il territorio, inaugurata nel 2010. A questi si aggiungano i due grossi volumi dal titolo Lingue e culture in Sicilia, curati da Giovanni Ruffino, con contributi dei maggiori esperti siciliani di linguistica, letteratura e storia delle tradizioni popolari della Sicilia e destinati soprattutto a insegnanti e cultori.

Fino a questo momento, però, abbiamo potuto restituire al territorio solo una piccolissima parte dei frutti delle nostre ricerche e in formati a stampa, i quali non consentono ovviamente approcci diversi da quello della lettura. E se consideriamo che è a partire dai documenti sonori che noi operiamo le nostre analisi, non potere presentare e condividere con il territorio propriamente questi documenti, ci pone in condizioni quanto meno di disagio intellettuale.

Il progetto Bookalive, come dicevo, non intende continuare semplicemente un’esperienza pregressa, ma aprirne una nuova, nella prospettiva di definire le modalità più efficaci per potere raccontare un territorio, principalmente attraverso le testimonianze, i documenti tratti dal territorio stesso.

In questa fase, abbiamo pensato di limitare il campo applicativo all’area madonita, contemplando, tuttavia, la possibilità che il modello si possa estendere a tutta la regione, quando le energie intellettive, e soprattutto quelle finanziarie, ce lo permetteranno.

Dal punto di vista del modello, del format, occorre pensare che un documento sonoro tipicamente presenta un testo parlato, che siamo soliti chiamare «etnotesto», ossia – con accezione larga e semplificata – un atto locutorio che ci consenta di individuare informazioni sulla forma e sul contenuto e che, nello specifico, contiene interessanti informazioni etnografiche: poniamo, per esempio, il racconto di come si faceva e/o si fa un certo tipo di pane, o un piatto della tradizione alimentare, o come si praticava un certo gioco fanciullesco, ecc.

Per la fruizione quanto più piena di tali etnotesti, com’è facile comprendere, è necessario approntare un sistema di informazioni parallele evocate, pretese o non, dallo stesso racconto. Informazioni di corredo e di approfondimento che sfruttano supporti di diverso ordine:

  • quello testuale: con la trascrizione e la traduzione dei documento sonori, con le schede di approfondimento linguistico e etnografico, con le schede socioeconomiche e con quelle relative alla storia locale, e altro;
  • quello iconografico: con la rappresentazione fotografica di ambienti e oggetti;
  • quello filmico: soprattutto per la esemplificazione di particolari procedure e di momenti etnograficamente rilevanti.

Ma per chi, come noi, studia i fenomeni linguistici e etnografici anche in ragione nella loro distribuzione territoriale, importante è soprattutto la rappresentazione cartografica. Vorremmo, dunque, predisporre non soltanto carte testuali e statiche, ma anche carte interattive e dinamiche, che sfruttino modalità di interrelazione con le testimonianze orali, in grado anche di superare l’ormai obsoleto modello di carta parlante da noi messa a punto ed esemplificata nel 1997, benché abbia costituito la prima, gloriosa, carta parlante nella storia della Geografia linguistica.

Insomma, altre sfide ci aspettano.

#BookAlive: Primi risultati del workshop

Il workshop BookAlive che si è tenuto l’11 novembre scorso nella Chiesa di S.Antonio Abate allo Steri, ha raggiunto tutti gli obiettivi desiderati nell’ambito del progetto.

Cercavamo un momento di confronto tra idee e progetti, tra possibili sviluppi e know how di riferimento.

Si confrontavano due gruppi differenti:

  • I protagonisti del progetto Bookalive con 4 dipartimenti universitari e una Biblioteca di ampie dimensioni, localizzata e regionale (Biblioteca Centrale “Bombace” della regione Siciliana); esigenze e obiettivi diversi coagulati da Informamuse Srl, azienda proponente;
  • Klaus Kempf, Direttore della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, una delle più grandi biblioteche in Europa e una delle più avanzate nel fronte della digitalizzazione dei fondi librari, con vaste esperienze di organizzazione della produzione di file digitali su propri e altrui cataloghi, con collaborazioni di prestigio, come quella con Google.

In numeri, la BSB impressiona: 10 milioni di volumi, di cui 1 milione digitalizzato; 800.000 download/anno; tasso di acquisizione di 140.000 volumi/anno ;740 dipendenti; budget annuo di 47 milioni di euro.

La seduta si è aperta con i saluti di rito, portati da Andrea Cusumano, Assessore Comunale alla Cultura; Giovanni Ruggieri, Delegato dell’Assessore Regionale beni culturali e dell’identità siciliana; Maria Concetta Di Natale Direttore DCS Unipa; Beatrice Pasciuta, Delegata del Direttore DIGISPO Unipa; Laura Auteri Direttore DSU Unipa, Carmelo Sunseri Direttore DICGIM Unipa;  Roberto Rovelli, Presidente del Sistema Bibliotecario di Ateneo (SBA).

I lavori sono stati aperti dalla relazione di Antonio Gentile, responsabile del Progetto Bookalive. Gentile ha illustrato l’idea sottostante al progetto, l’ambito operativo e gli obiettivi da perseguire, focalizzati su due aree principali: gli obiettivi di visibilità e accesso da parte delle Biblioteche e l’uso di oggetti digitali per la migliore diffusione dei risultati della ricerca scientifica in ambiti diversificati.

La relazione di apertura di Kempf è stata vasta, ed ha abbracciato tutti gli aspetti problematici dell’organizzazione e dell’operatività della produzione digitale, partendo da un assunto iniziale e un corollario:

  1.  Nel mondo web, ciò che non è digitale non esiste;
  2. Nel processo di digitalizzazione il termine “archiviazione digitale” significa disponibilità all’accesso 24/7 al bene digitalizzato.

Nel procedere nell’immenso lavoro di digitalizzazione della grande biblioteca, già a disposizione degli utenti a partire dal 2009, la BSB ha dovuto affrontare e risolvere numerosissimi problemi organizzativi, tecnici, finanziari e non ultimi legali. Addirittura quest’ultimo aspetto, compresso tra le esigenze del copyright a numerosi livelli, anche quelli del Creative Commons prodotti dalla stessa Rete, e le esigenze di diritti e riservatezza del know how prodotto in collaborazione con Google e altri soggetti multinazionali, ha assunto proporzioni tanto grandi da diventare sostanzialmente un freno alla digitalizzazione massiva di alcuni fondi librari.

Inoltre, memori dell’esperienza traumatica dell’adozione dello standard a microfilm poi divenuto del tutto obsoleto con la rivoluzione digitale, la Biblioteca di Monaco di Baviera si è premunita identificando un workflow specifico a step successivi che ottimizza le procedure e che può gestirle a tutti i livelli, evitando inutili sovrapposizioni tecnologiche, anche future.

Il progetto BookAlive ha risposto con due approcci differenti, proposti da Francesco Vergara Caffarelli (Direttore Biblioteca Centrale di Palermo) e da Antonino Giuffrida (Dipartimento di Culture e Società di Unipa): non possiamo inseguire il sogno di una digitalizzazione massiva dei nostri patrimoni librari. Ce lo impediscono ragioni organizzative e know-how, le dimensioni fisiche delle strutture disponibili e l’attuale e prospettica carenza di fondi. Ma la strada per uscire dall’impasse è stata segnata dallo stesso legislatore italiano: occorre procedere per passi successivi miranti alla conservazione e alla valorizzazione con tecniche moderne a partire da beni fondanti della cultura locale, che siano di traino per un processo di digitalizzazione progressiva. Per questo Giuffrida propone il testo fondamentale della “messa in scena” del Funerale di Filippo IV a Palermo, testimonianza della volontà politica nel 1666 di eseguire un vero funerale di stato che fosse “Teatro del Mondo”, come si disse nella complessa procedura per l’organizzazione dello stesso, con ampio dispendio di mezzi e uomini nella sua realizzazione. Il testo, completamente digitalizzato dalla Biblioteca Centrale, può agganciare tutti i riferimenti noti nei documenti dell’Archivio di Stato e altre Biblioteche tesi a creare il contesto storico e operativo per la migliore esecuzione di quello che, a quel tempo, doveva essere vissuto come “costitutivo di un Mondo politico ed economico” voluto dai regnanti.

Alla ripresa, dopo pranzo, è intervenuto poi il Magnifico Rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla, portando i saluti di tutta la comunità scientifica e valorizzando lo sforzo messo in campo dalla sinergia impresa-università alla base del progetto BookAlive. Il Rettore ha espresso la speranza di una proficua collaborazione tra tutti i partecipanti finalizzata al superamento del digital divide e dell’ingresso dei fondi librari nella nuova dimensione, raccogliendo pieno consenso dai partecipanti.

I successivi interventi dei relatori hanno evidenziato, con numerose proposte, tutti gli aspetti ulteriori rispetto a questo punto di vista, che non vuole essere di diminuzione rispetto all’approccio massivo di realtà come la BSB. Viceversa, si tratta di allargare di fatto la produzione digitale selezionando gli oggetti sulla base di necessità  di studio, di conservazione, di archiviazione e accesso ai contenuti storici, di legame tra questi e altri già disponibili in rete. E’ in questo modo possibile entrare a fare parte di una nuova Rete, che si espande per ondate successive legate all’individuazione e alla digitalizzazione di patrimoni librari successivi, ogni volta valorizzati e raccontati per essere archiviati e renderli pienamente e concretamente disponibili in un’ottica di diffusione della cultura.

Beatrice Pasciuta, DIGISPO Università degli Studi di Palermo, modera la prima sessione pomeridiana e sottolinea che l’approccio digitale è essenziale non solo per la disponibilità di testi unici e antichi per successivi livelli di interventi di studio, ma anche necessario per creare collegamenti virtuali tra testi e contenuti che si allineano in rete verso trattazioni e ricerche con obiettivi diversificati, nell’ambito dello studio della storia del diritto;

Vito Matranga, DSU Università degli Studi di Palermo ha invece esposto l’obiettivo del suo dipartimento di realizzare oggetti digitali che espongano i lunghi anni di ricerca dell’Atlante linguistico Siciliano, sfruttando le doti multimediali degli oggetti narrativi digitali per esporre le correlazioni spaziali dell’archivio delle parlate siciliane.

Michela Cigola, Università degli Studi di Cassino, ha parlato del suo ruolo di valutatore per conto del Miur all’interno del Bando PONREC nell’ambito del quale è nato il progetto BookAlive, una delle 18 proposte scelte fra le 88 presentate sulla Linea 2. Per lei è stata un’esperienza di vita coincidente con il suo grande interesse ed amore verso le Biblioteche e il loro ruolo.

Emanuele Conte, Università degli Studi di Roma Tre, ha focalizzato le problematiche dei fondi librari dipartimentali e universitari nel complesso universo delle disponibilità dell’Università oggi, focalizzando una proposta per il superamento delle problematiche del copyright e dei diritti editoriali, che finiscono col rappresentare una palla al piede alla compiuta futura disponibilità digitale dei contenuti;

Dopo la breve pausa caffè, modera la successiva sessione Antonio Gentile e gli interventi programmati continuano con Denise Gargano, Biblioteca centrale della Regione Siciliana “Alberto Bombace”, che ha esposto le numerose problematiche della struttura cui appartiene focalizzando difficoltà, attese e speranze nella partecipazione al progetto Bookalive, menzionando il progetto della Biblioteca Digitale Siciliana

Valentina Favarò, DCS Università degli Studi di Palermo, ha sottolineato le problematiche intrinseche di un dipartimento universitario e dei fondi librari a disposizione ad aprirsi alle nuove prospettive, pregne di aspettative ma anche decisive nell’organizzazione dei lavori;

Annalisa D’Ascenzo, Università degli Studi di Roma Tre ha portato il punto di vista degli studiosi di cartografia antica, oggetto particolarmente ostico, in questo momento, nella prospettiva digitale, a motivo della difficoltà dei metadati di affastellare informazioni su oggetti fisici che lo stesso media digitale non è ancora in grado di gestire compiutamente;

Arturo Gallia, Università degli Studi di Roma Tre, ha esposto le altre difficoltà dei cartografi, oggettive e congruenti, in cui spesso la dimensione e la realtà stessa dei reperti da digitalizzare e la necessità quindi di un approccio scientifico ma dotato di mezzi tecnici coerenti;

Fabio Cusimano, Officina di Studi Medievali, ha portato un excursus della prospettiva digitale, in cui la gestione dei metadati e dei motori di ricerca all’interno del mare dei content è essenziale per la proficua azione di tutti gli attori in gioco.

Chiude gli interventi Antonio Massara, InformAmuse S.r.l., che ha tentato di risalire l’albero progettuale passando dal come, oggetto del workshop, al fondamentale cosa e perchè, riprendendo una sorta di keyword che ha aleggiato nel workshop, “venirne fuori” e concretizzando quest’immagine nella fotografia di una trincea della prima guerra mondiale. La domanda fondamentale del pubblico è verso l’identità storica e sociale  e le biblioteche (e i suoi uomini) sono decisive per soddisfare questo fabbisogno.

In buona sostanza, si tratta di abbandonare l’inutile inseguimento di chi è partito prima e sta facendo un ottimo lavoro. Inutile lamentare la miopia della riduzione dei fondi destinati ai beni culturali e alle Biblioteche.  Al contrario, occorre approfittare pienamente dell’esperienza altrui e usarla a proprio vantaggio, per scopi più limitati in dimensione ma molto più diretti alla diffusione culturale, compatibilmente con le risorse a disposizione.

Questo punto di vista è anch’esso ottimale secondo le strategie più accettate nell’ambito del mondo digitale. In questo pare funzionare bene la cosiddetta Long Tail, la Curva Coda Lunga, che dimostra il valore nel tempo di oggetti e contenuti più vari per un numero elevatissimo di soggetti fisici con interessi diversi. Il web contiene tutto e mette tutto a disposizione, la vecchia filosofia della produzione di massa, della cultura di massa, è obnubilata dall’enorme numero di nicchie, tutte ugualmente rappresentate in rete, tutte perfettamente vive. Se questo approccio dovesse rivelarsi oggettivamente funzionante anche nel futuro, come sembra esserlo oggi, allora la numerosità delle nicchie culturali e dei loro oggetti digitali andrà a valere tanto quanto la disponibilità massiva di contenuti culturali disponibili.

E in questo quadro, qualunque sforzo teso all’accesso di contenuti culturali, grande o piccolo che sia, ha e avrà pari dignità e funzione essenziale per la diffusione della cultura identitaria di una varietà di culture umane, finalità ultima del ruolo della biblioteca e di tutti coloro che conservano e rendono disponibili le radici letterarie, storiche e scientifiche delle nostre culture, per definizione tutte locali.

Il confronto quindi è stato proficuo. Possiamo uscire dalla trincea e metterci al lavoro, sicuri di trovare appoggio e collaborazione presso chi ha affrontato numerosi problemi prima di noi, per poterci dedicare in modo più focalizzato e selezionato a compiti ulteriori e locali, non meno importanti per chi, in loco ma anche nel web, ricerca e ricercherà contenuti e beni culturali riferiti alla Sicilia.

Grazie a tutti, dunque, Istituzioni, relatori e pubblico partecipante. Buon lavoro, #BookAlive!

Antonio Massara

#BookAlive: Biblioteche e libri – Il futuro fra tecnica e innovazione

COMUNICATO STAMPA
Palermo 10/11/2014

Martedì 11 novembre 2014, alle ore 9.30, presso la chiesa di Sant’Antonio Abate allo Steri si terrà il Workshop “BookAlive - Biblioteche e libri – Il futuro fra tecnica e innovazione”.

L’evento è organizzato da InformAmuse S.r.l., spin-off accademico dell’Università di Palermo, in collaborazione con la stessa Università di Palermo.

L’idea che anima il progetto è quella di dare nuova anima al libro, dematerializzandolo per consentirne la fruizione secondo criteri altamente innovativi e tecnologici. Una soluzione multisensoriale che consentirà attraverso un’immersione emozionale di scoprire la storia dei popoli che è raccontata nelle pagine degli antichi manoscritti che si trovano negli archivi storici e nelle biblioteche, altrimenti, proprio perché preziosi, inaccessibili. Il progetto BookAlive rappresenta certamente una nuova offerta anche turistica, attraverso inediti percorsi, che renderanno unico e possibile un viaggio nella storia, alla scoperta di un patrimonio storico d’eccezione, utile per la conoscenza di un popolo. Il progetto fa parte dei 39 progetti finanziati dal Bando MIUR StartUp (Avviso 436 del 13 Marzo 2013).

BookAlive prevede la ricerca dei migliori standard di riferimento per la fruizione immersiva e multimediale dei contenuti documentali, per creare i presupposti per la visita dei libri storici, implementando le più moderne modalità di interazione uomo–macchina. Inoltre, il programma di ricerca svilupperà le migliori soluzioni per la redazione digitale di oggetti editoriali che raccontino i documenti e i libri storici.

Tutto ciò definisce una forma di possesso virtuale dell’oggetto, e consente ai fruitori un ampio approfondimento immersivo, emozionale e storico, in formato digitale. Una prima sperimentazione partirà da un volume del ‘600, scelto di concerto con la Biblioteca centrale della Regione Siciliana, dedicato al cerimoniale con il quale si sono celebrate le esequie del re Filippo IV. Si mirerà al superamento della lettura stessa, attraverso la realizzazione del “libro non libro”, per la comprensione di un testo che non sarà più appunto un libro, ma un insieme di emozioni, suoni, immagini, che solo per comodità continueremo a chiamare libro.

A presentare il progetto BookAlive il responsabile scientifico del progetto prof. Antonio Gentile, insieme ai membri del comitato scientifico i proff. Antonino Giuffrida, Vito Matranga e Beatrice Pasciuta. Interverranno alcune fra le massime autorità nel campo della digitalizzazione e della multimedialità insieme a importanti ricercatori come il prof. Klaus Kempf, direttore della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, Francesco Vergara Caffarelli, direttore della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana. Nel pomeriggio, durante il dibattito programmato, interverranno: la prof. Michela Cigola, esperto tecnico-scientifico del MIUR e professore dell’Università di Casssino, Gargano e Salzano della Biblioteca “Bombace”, i geografi dell’Ateneo di Roma Tre, D’Ascenzo e Gallia, Fabio Cusimano, dell’Officina Studi Medievali e Antonio Massara di InformAmuse.

Oltre all’Università di Palermo, e alla Biblioteca centrale della Regione Siciliana hanno offerto la disponibilità del proprio patrimonio librario la Biblioteca del Senato della Repubblica Italiana “Giovanni Spadolini”, e il Centro Studi filologici e linguistici siciliani.

Il progetto ha già suscitato l’interesse del Sistema Bibliotecario Ateneo dell’Università di Roma Tre; il Departamento Técnico Administrativon – Instituto de Ciencias, Universidad Nacional de General Sarmiento, Buenos Aires, Argentina; il Centre d’étude des normes juridiques “Ian Thomas” della Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, Parigi, Francia; la Faculdad de Derecho, Universidad del Paìs Vasco, San Sebastian, Spagna; la biblioteca centrale del Max-Planck-Institut für europäische Rechtsgeschichte; la Biblioteca Pio XI della Diocesi di Caltagirone; la Associazione Culturale Reti Medievali; la Associazione Mediterranea Ricerche storiche.